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Una questione di disciplina, ma anche di comprensione.

Perché mio cavallo si comporta male?

Mi rattrista sempre vedere cavalli puniti o battuti "perchè si comportano male".  Nove volte su dieci ciò è causato da chi li cavalca o ne dovrebbe avere cura.  Col tempo un comportamento che può sembrare riottoso, mentre in realtà è semplicemente difensivo, può essere talmente assimilato dall' animale che potrebbero volerci mesi, se non anni, di paziente addestramento per correggerlo.  (Qualche volta, pero, arrivo a pensare che il cavallo avrebbe tutto che guadagnare nell’assumere un atteggiamento aggressivo nei confronti del mondo in quanto avrebbe molte più possibilità di sopravvivenza nella sua difficile ed a volte crudele esistenza.)  Molti proprietari sono persone poco comprensive, egoiste, oppure più o meno aggressive e violente in generale, con la famiglia, i colleghi, il/la partner, e il loro cavallo soffre dalla stessa prepotenza.  Le seguenti riflessioni sono particolarmente dedicate a quegli appassionati che non considerano necessaria la violenza e neanche la sottomissione dell'animale ma che, comprendendo e rispettando l'inclinazione collaborativa e non aggressiva del cavallo, vogliono conseguire dei progressi incoraggiando la cooperazione, e un successivo rapporto di collaborazione amichevole.  E' possibile, infatti, ottenere risultati estremamente positivi e di grande qualità con un pò più di pazienza e, perchè no, di umiltà nell'accettare che anche il cavallo ci possa insegnare qualcosa.  E forse anche a volte con un po’ di fermezza di fronte agli amici o istruttori che insistono sui metodi più violenti.

I cavalli essendo di indole abitudinaria risentono beneficamente di un approccio non contraddittorio verso i loro comportamenti e la routine dà loro senso di sicurezza.  Nonché un comportamento non contraddittorio dalla parte delle persone che hanno a che fare con loro.  Una qualità che apprezzano molto è quindi costanza e coerenza.  Sempre lo stesso comportamento e sempre senza contraddizioni inerente.

Le regole sane garantiscono il benessere ma devono essere razionali, ragionevoli e coerenti.
Inoltre sarebbe bene ricordare che, nonostante secoli di addomesticamento, il cavallo è ancora molto istintivo ed ignorare ciò potrebbe risultare improduttivo se non deleterio . 

Sarebbe meglio, quindi, cercare di sfruttare la  genuina reazione ad un determinato stimolo piuttosto che cercare di imporre un comportamento innaturale  per puro amore delle convenienze.  Ad esempio è sbagliato ed irragionevole cercare di frenare la naturale irruenza di un cavallo dopo un periodo prolungato passato in un box.   Molto meglio pianificare un periodo giornaliero di "ricreazione" da svolgersi in apposito spazio o, se ciò fosse impossibile, lasciargli sfogare  le energie girando alla corda (dandogli il più spazio possibile farlo per evitare danni tipo strappi muscolari o alle giunture ecc ),  senza il peso del cavaliere sulle spalle nè essendo sottoposto subito alla disciplina mentale di una sessione di lavoro.  Combattere contro la sua natura è un esercizio assolutamente infruttuoso. 

Trattamento

Un cavallo può comportarsi male, o semplicemente non cooperare, perchè è stato maltrattato in passato. Si sà che molti giovani cavalli sono catturati e domati in maniera violenta cosicché non ci si deve meravigliare se diventano incontrollabili o ombrosi. Certo ci sono tipi e razze che sono più vivaci e sensibili come carattere, ma questo è un altro discorso. Questi cavalli richiedono ancora più sensibilità nella doma, non più forza.

Se sei il terzo, quarto o decimo proprietario del tuo cavallo, quanto puoi sapere della sua storia precedente? Lui non può dirtelo, ma con l’osservazione ed un pizzico di immaginazione è possibile - per uno Sherlock Holmes equestre - saperne di più.

Alcuni dettagli fisici come peli bianchi possono indicare carenza di cura o l'uso di finimenti o coperte di misura sbagliata; piccole cicatrici possono indicare molte cose, da incidenti a percosse. Ma la maggior fonte di informazioni sul passato del cavallo è data, comunque, dal suo comportamento nei confronti di ciò che gli accade intorno. Il cavallo che alza di scatto la testa al minimo movimento di una mano o all'alzarsi del tono della voce sta mandando un messaggio chiaro, così come il cavallo che s’innervosisce quando ti avvicini o che si comporta aggressivamente alla sola vista di un frustino e così via. I cavalli possono associare la sella, la coperta o l’imboccatura al dolore e reagire al solo mostrargli questi oggetti. Tutte queste reazioni sono sintomo di brutte esperienze e non di semplice cattiveria. A causa dell’ottima memoria dell'animale sarà molto difficile cancellare il cattivo ricordo; tuttavia si può tentare di minimizzarlo sovrapponendovene uno molto più piacevole.

Ad esempio, un cavallo che batte i fianchi contro l'entrata della stalla troppo stretta o con un’ angolazione non appropriata avrà imparato ad entrare ed uscire di corsa per ridurre al minimo il dolore, o forse per cercare di evitarlo; solo una lunga rieducazione lo convincerà che non ci sarà più bisogno di correre quando lo mettiamo in un box con un’entrata sufficientemente ampia.

Oppure prendiamo il caso in cui il cavallo recalcitrante a salire sul camion o sul carrello è stato picchiato e rimproverato urlando (aumentando così la paura del trasporto). Questo cavallo avrà bisogno di essere gradatamente rieducato con molta pazienza a non aver paura del trasporto. Certamente è più semplice e veloce spingerlo con la frusta e la forza, ma il problema peggiora.

Spesso siamo testimoni dell'insorgere dei problemi. Recentemente ho visto un cavaliere dare strattoni al morso con le redini a un giovane cavallo, (peraltro con un morso già di per sé molto severo), spiegando "è troppo stupido per capire ciò che gli si chiedeva". Ciò segnala davvero una certa stupidità ma non da parte del cavallo. Ciò che l'animale avrà immediatamente capito sarà che il morso in generale fa molto male, i cavalieri sono violenti e che essere montato è una cosa spiacevole. Il ricordo dell'esperienza, inoltre, lo accompagnerà finché, se mai sarà così fortunato, troverà chi con molta pazienza gli farà cambiare idea sulla bestia a due zampe. Purtroppo in questo caso il cavaliere non ha saputo comunicare bene il messaggio e magari, stanco e frustrato, avrebbe dovuto smettere, anche prima di raggiungere l'obbiettivo della sessione di lavoro. Posso, però, assicurare che il cavallo certamente non meritava quel trattamento né i dubbi sulla propria intelligenza o volontà.

Mi è capitato di vedere un istruttore nel campo prova che "insegnava" ad un cavallo a non schizzare via dopo ogni ostacolo: usava violenti strattoni sulla bocca del cavallo dopo l’ostacolo. Il ricordo del dolore collegato al salto farà presto sì che il cavallo non salti più del tutto. Spesso si dice che certi metodi devono essere adottati perchè il cavallo è stupido, testardo o maligno ma io credo che sia invece proprio questo tipo di trattamento a renderlo tale e purtroppo un futuro proprietario potrebbe non curarsi di chiedersi se un tale cavallo possa essere riportato alla primitiva disposizione a collaborare che gli è connaturata, e potrebbe avere ricorso a morsi e metodi sempre più duri, abbandonando il cavallo così ad una spirale di comportamenti sempre più negativi in risposta a stimoli sempre più duri . . . . . . Quante volte abbiamo sentito parlare di cavalli stupidi o cattivi senza pensare con meno arroganza al perchè del loro comportamento ? Non reagireste anche voi come loro?

Infine, un ultimo esempio. Ho sentito raccontare di una cavalla di maneggio che era considerata dagli istruttori pigra e poco volenterosa. Anche ai principianti era ordinato di usare speroni e frustino con energia per farla lavorare. Alla fine, dopo parecchio tempo, hanno scoperto che la povera bestia soffriva di un tumore sulla schiena. . . . Se il cavallo comincia a non lavorare bene, sarebbe il caso di sottoporlo a una visita veterinaria accurata. Almeno per cominciare con l’eliminare cause e sospetti.

Ignoranza

La FEI ad una riunione del 9 febbraio 2010, a Lausanne, ha bandito questo modo di montare e addestrare, dichiarandolo disumano e crudeleTalvolta è possibile che noi stessi, senza saperlo, facciamo del male al nostro cavallo. Il cattivo comportamento probabilmente è solo la risposta istintiva alla percezione del pericolo, del dolore o di una frustrazione. Poichè l'istinto è ancora fortissimo, possiamo facilmente vedere come il nostro essere aggressivi (almeno dal suo punto di vista) lo preoccupi e gli faccia percepire il nostro atteggiamento come qualcosa da cui tenersi alla larga. Se poi gli è impedito di scappare non ha più altra scelta che imbizzarrirsi e combattere. Vi sono, comunque, molti altri motivi perchè il cavallo non si senta a suo agio e rilassato e sono, purtroppo, molto comuni.

Il lavoro ripetitivo senza la possibilità di una sgroppata in libertà in un paddock può essere veramente insopportabile; la natura giocosa e curiosa rende le ore senza fine nel box estremamente noiose. Un paio d'ore "d'aria" al giorno, spesso al lavoro, non costituiscono un diversivo sufficiente. Vuol dire comunque 22 o 23 ore di seguito chiuso in uno spazio piccolissimo.

Talvolta può essere richiesto al cavallo un lavoro che non è in grado di fare perchè è troppo giovane - mentalmente se non fisicamente; forse è troppo grasso o troppo esile o troppo vecchio. Può non essere nutrito abbastanza per il lavoro che deve svolgere oppure denutrito perchè se senza energia risulta essere “tranquillo” e quindi può venir montato da principianti (sí, accade anche questo). Forse la sua sistemazione in box è inadatta. I cavalli sono animali socievoli e la compagnia di altri individui è molto gradita ma nel branco c'è sempre qualcuno che non piace o di cui si ha, addirittura, paura. Dividere il paddock o anche il solo avere il box vicino ad uno di questi compagni è causa di stress continuo e, col tempo, porterà a una variazione del carattere, a disturbi fisici ed a scarsa applicazione nel lavoro. Il cavallo può iniziare a rifiutare di entrare nel box o a mordere chiunque si avvicini. Quante volte avete visto cavalli in box adiacenti con le orecchie abbassate, le narici dilatate ed i denti sempre in vista? Cambiargli vicino potrebbe migliorare la situazione. Spesso, però, ci si limita a definirli cattivi o, nel migliore dei casi, stupidi. Cosa fareste se foste costretti a convivere con persone che proprio non sopportate?

Risultati immediati

Nella doma e nell' addestramento successivo è molto diffuso l'uso della forza o di strumenti vari per ottenere in breve tempo i risultati voluti. La gogue, morsi speciali, redini laterali, speroni e frustini sono considerati utili ma in mani inesperte diventa una vera tortura per il cavallo. E chi sa montare/addestrare, chi conosce veramente il cavallo, semplicemente non ne ha bisogno. L'uso di muscoli non preventivamente preparati a determinati sforzi crea dolore ma come può il cavallo dimostrare ciò che sente? Fa resistenza, alza la testa, incava la schiena, si ferma, sgroppa e si inventa di tutto pur di sfuggire. L'istruttore deve essere capace di capire se il comportamento è dovuto al dolore o alla mancanza di volontà o alla risultante dei due fattori. I cavalli sono animali naturalmente cooperativi e docili almeno sino a che la volontà non loro è estorta a suon di botte, rendendoli renitenti anche a seguito dei maltrattamenti più brutali. Molti cavalieri spesso dimenticano che i cavalli si stancano e si annoiano, che hanno bisogno di riposo per rilassarsi e stendere l’enorme massa muscolare, che hanno bisogno di qualche incoraggiamento di tanto in tanto e che, anche se non hanno avuto il massimo del risultato, normalmente danno il massimo ed hanno bisogno di sentirselo riconoscere. Un cavallo può essere accusato di disobbedire ad un ordine incomprensibile? Se soffre è giusto punirlo?

Uno dei mezzi di addestramento più usati in cattivo modo sono le redini di ritorno.

Su una rivista di dressage pubblicata in Inghilterra, Joni Bentley (nota istruttrice inglese di dressage) osservava che" (Le redini di ritorno) si vedono ancora usate, anche da inesperti, su cavalli che evidentemente non riescono a tenere la posizione per più di pochi secondi senza sentire forti dolori muscolari, che sono percepiti come punizione, ma senza capirne il motivo". Nessuna meraviglia, quindi, osservare che non appena le redini sono rilasciate o tolte, la testa schizza in alto! E’ necessario molta ginnastica per rinforzare ed allungare i muscoli per sviluppare la corretta muscolatura che permette al cavallo di “dare la schiena”, portare sotto i posteriori e quindi tenere la testa nella posizione “corretta”; solo così il cavallo potrà assumere la corretta posizione senza sforzo e senza redini di ritorno. Ogni vero atleta vi confermerà che non vi sono altre scorciatoie. E questo lo confermano anche i “grandi maestri” - ad esempio Podhajski, de Knuffy, Klimke, Oliveira e così via.

La FEI ad una riunione del 9 febbraio 2010, a Lausanne, ha bandito questo modo di montare e addestrare, dichiarandolo disumano e crudeleLa FEI ad una riunione del 9 febbraio 2010, a Lausanne, ha bandito questo modo di montare e addestrare, dichiarandolo disumano e crudele Joni Bentley continua le sue osservazioni: “Le redini di ritorno, come le droghe, possono provocare effetti pericolosi e spiacevoli. Ho lavorato con l’osteopata Timothy Morris con il quale stiamo studiando gli effetti delle redini di ritorno e siamo giunti alla conclusione che, se messe in mani inesperte, le redini di ritorno sono strumenti restrittivi e potenzialmente dannosi che provocano dolore e tensione.” Precisando questi effetti negativi, continua: “Secondo Morris, tirare le redini di ritorno crea una flessione eccessiva delle vertebre della nuca e della superiore del collo. La pressione che ne risulta sul cervello può provocare mal di testa e peggiorare un eventuale punto debole della spina dorsale. Lo stress passa attraverso il collo e la spina dorsale fino al bacino, provocando difficoltà di respirazione, ristringimento delle ultime costole, e tensione e stress ai musculi della schiena. Il disturbo ai nervi degli arti anteriori potrebbe facilmente provocare zoppia anteriore”. Pensate quante mani inesperte stanno provocando questi dolori e danni nei vari maneggi in tutta Italia. . . . . . . . . . . Diversi anni dopo abbiamo un libro scritto di un veterinario, Gerd Heuschmann (tradotto in italiano si intitola ‘Il dito nella piaga’) che dimostra scientificamente e molto graficamente perché questo modo di montare in iperflessioni è danneggioso e crudele. In fatti la FEI ad una riunione del 9 febbraio 2010, a Lausanne, l’ha bandito, dichiarandolo disumano e crudele.

Vorrei suggerire di riflettere su quanto appena fatto quando un cavallo rifiuta un comando o si comporta male, a cominciare dal modo di dare gli ordini stessi. In generale i cavalli non sono stupidi. Del resto nessuno potrebbe capire alcunché se la spiegazione non è chiara. Per ottenere ciò può essere utile ragionare in maniera autocritica cercando nel nostro comportamento la soluzione del problema.

PERSONA/CAVALLO SBAGLIATO

Ogni coppia, anche un cavaliere ed un cavallo, se male assortita va incontro ad un mucchio di guai. Ciò può condurre ad un rapporto imperfetto; la mancanza di pazienza, l'incoerenza e le richieste irragionevoli possono rendere le due parti insopportabili una all'altra. A seconda della ragione per cui avete comprato il cavallo, poi, il vostro rapporto si svilupperà in una certa maniera. Se, per esempio, lo avete comprato perchè era un affare, per farne mostra, per il suo aspetto o colore, non è detto che anche il carattere vi piacerà. A volte un cavallo può anche essere solo troppo grande per il proprietario che ha molte difficoltà a montarlo correttamente.

La FEI ad una riunione del 9 febbraio 2010, a Lausanne, ha bandito questo modo di montare e addestrare, dichiarandolo disumano e crudeleTanti cavalli passano 23 su 24 ore ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno….in posti come questo…..Il vecchio proverbio "Vecchio cavallo, giovane cavaliere; giovane cavallo, vecchio cavaliere" è quantomai azzeccato visto quello che può succedere quando dei principianti comprano cavalli molto giovani, semi -selvaggi e pretendono di addestrarli. La triste fine di molti bravissimi cavalli è di venir comprati da inesperti, rovinati, poi rivenduti, in modo che il cavaliere possa comprarsi un nuovo cavallo bravo, addestrato bene, vincere qualche gara, rovinare anche questo cavallo. . . . .

Talvolta un cavallo è semplicemente inadatto a fare determinate cose, oppure lo è, ma il cavaliere non ha la possibilità di investire tempo e denaro per perseguire i risultati massimi - che serve quindi avere un grande saltatore o un campione di dressage? Non mettere il cavallo in condizione di soddisfarvi rappresenta per lui un vero stress ma nel contempo pretendere da lui un perfetto spalla indentro o di galoppare in salita o di saltare tre percorsi senza adeguato allenamento è impossibile. Non ci si può ragionevolmente aspettare che un cavallo sia calmo, docile, rilassato ed interessato al suo lavoro se deve passare la maggior parte del suo tempo intrappolato da solo ed in uno spazio ristretto, senza momenti di gioco, pur mangiando cibo altamente proteico; tutto questo lo farà impazzire e, a lungo andare finisce spesso con il venir venduto perchè considerato cattivo e incavalcabile.

Dolore

DoloreRichard Maxwell, allievo di Monty Roberts per molto tempo ha lavorato con i cavalli ‘impossibili, pericolosi’, andavano da lui come penultima fermata prima del macello…diceva che più di 95% di questi cavalli presentavano dolori fortissimi e spesso insopportabili. Il primo passo appena arrivati da lui, i cavalli erano sottoposti ad una visita - o una serie di visite – da esperti, ad es. osteopati, chiropratici, dentisti. Una volta risolto la causa fondamentale del dolore, e con una riabilitazione emotiva e fisica, una grande parte dei ‘problemi comportamentali’ sono spariti.

Quando sentiamo dolore ci riesce difficile concentrarci e muoverci in maniera appropriata e, sicuramente, ci va poco di correre o ballare. Mentre noi abbiamo la possibilità di prendere un analgesico il cavallo deve sforzarsi di comunicarci la sua sensazione e si aspetta aiuto da noi. Qualche volta il suo dolore è evidente come, ad esempio, in caso di zoppia, in altri è un pò meno ovvio. Lavorare usando finiture scabrose e rigide può essere paragonato al camminare con le scarpe strette. Il fatto che le selle siano fornite in diverse misure adattabili sia al cavaliere che alla schiena del cavallo è ignorato da una incredibile quantità di persone. Gli stessi morsi possono, di volta in volta, ferire, sfregare, battere, tagliare, pizzicare ed in genere causare ogni tipo di dolore. Potete immaginare l'effetto di un capezzino con chiudibocca quando la bocca è chiusa su un morso che fa male?

Finimenti sbagliati possono anche provocare danni non visibili ad occhio nudo ma il comportamento dell'animale denuncerà la presenza di dolore, ad esempio quando comincerà a scalciare al solo sentire una sella sulla schiena o alla semplice presentazione di una briglia. Segni caratteristici del malessere sono il tenere la testa alta ed il rifiuto di “dare la schiena” lavorando con i posteriori ben sotto in maneggio, oppure nelle discese in passeggiata. Poiché i perfetti cavalieri sono veramente pochi è molto facile causare problemi al cavallo senza volerlo. Vale la pena considerare di chiedere consiglio, in caso, ad un istruttore qualificato che possa diagnosticare il problema e proporre una soluzione prima che il danno sia troppo. Certo che se un cavallo improvvisamente cambia carattere bisogna senz'altro intraprendere una approfondita analisi per capirne la causa e, nel risolvere i suoi problemi comportamentali, bisogna concedergli sempre il beneficio del dubbio che stia reagendo ad una anomala sollecitazione piuttosto che bollarlo subito come stupido o pigro. Qualcuno mi critica dicendo “secondo te tutti i cavalli sono perfetti e non dovrebbero mai essere sottoposti a disciplina o puniti”. Io invece sono per un atteggiamento di comprensione positiva contro la razionalità negativa ovvero che è meglio imporre e premiare il buon comportamento piuttosto che permettere o provocare e poi punire quello cattivo. Mi sembra più intelligente trovare e rimuovere le cause dei problemi che non risolverli con la forza bruta e che, sebbene i possibili problemi possano sembrare insormontabili , con un po’ di intuito ed un po’ di ragionamento possono essere raggiunti grandi risultati.

L'uomo ha addomesticato il cavallo e lo domina ma ciò implica l'accettazione della responsabilità di curarne il benessere e dello sforzo di mantenere l'equilibrio tra una ragionevole disciplina e la comprensione delle possibili ragioni del suo comportamento meno che perfetto, avendo sempre come punto di partenza un’ottima conoscenza delle sue capacità e esigenze psicofisiche.

 

Susan Garvin, aggiornato gennaio 2011

Traduzione dall’inglese: Bruno Ferralis e Cecilia Picchi

Due cavalli